Il Segreto del Social Marketing: la sincerità

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Dimmi quante stelle hai, ti dirò chi sei.

Nel mondo sempre più digitale in cui viviamo, pop-up ad, link sponsorizzati, sponsored stories ed altre forme di pubblicità, non bastano più per convertire. Un sondaggio di Marketing Land conferma che circa il 90% della gente che compra online è influenzata dalle recensioni (positive e negative).

Prima di andare al ristorante, controllo pure io TripAdvisor; prima di comprare un tablet o un libro su Amazon, uno guarda le recensioni di chi a già comprato lo stesso prodotto; scopri una marca di moda, vai su Facebook o Twitter o Pinterest per capire cosa gli altri ne pensano; infine, qualsiasi risultato di ricerca su Google che compare con le recensioni è avvantaggiato.

E’ un rischio per qualsiasi brand esporsi ai complimenti come alle critiche, ma un rischio calcolato perché se un tweet negativo può propagarsi in un attimo, una risposta intelligente ed immediata avrà lo stesso effetto. Scegliere di far fronte alla critica piuttosto di ignorarla o cancellarla, è una prova di onestà e di buona comunicazione.

In più è un rischio necessario per la tua brand reputation, per più engagement e quindi più successo. Semplicemente perché i social media sono il nuovo passa-parola, ed è il passa-parola che porta clienti, dunque soldi.

 

Emozionami con una storia.

Oltre alla “voce del popolo”, il secondo fattore ormai essenziale per un brand, è di raccontare la sua storia (storytelling), ma non qualsiasi storia: deve evocare una storia che lo rappresenta, che fa capire la sua personnalità e il suo prodotto. Mi sono particolarmente affezionata alla marca di moda Zady. E’ un esempio di brand emozionante, perché la loro strategia è, oltre a puntare sulla qualità del prodotto, insistere anche su un prodotto sostenibile, fatto a mano, e per cui ogni designer è presentato in modo personale. Inoltre, il sito non da l’impressione di esistere solo per farvi comprare, hanno pure una sezione “features” includendo articoli con soggetti vari ed interessanti che non c’entrano sempre direttamente con i loro prodotti.

Lo storytelling in sè funziona perché è una forma di sincerità, e benché romanzata, aiuta l’utente a sentirsi più stretto al brand.

 

Sii sincero e ti seguirò.

Questa tendenza di economia sociale funziona pure con il B2B. Prendiamo l’esempio di LinkedIn, una piattaforma riservata ai professionisti. Se è vero che un influencer può accontentarsi di pubblicare contenuto relativamente interessante per essere commentato da chiunque, non è del tutto uguale per qualsiasi utente LinkedIn che condivide magari un’informazione più pregiata. Stessa cosa per Google+. La gente, professionisti inclusi, cercano sincerità, cercano aiuto ed aiutare gli altri perché non basta più mostrare il suo sapere; un brand o un professionista per guadagnare in credibilità e rispettabilità deve far vedere il suo lato umano, mostrare che ha voglia di condividere il suo sapere per aiutare e non solo per vendersi. Anzi, un professionista avrà ancora più impatto se fa una domanda intelligente e sincera, che magari lo metterà in una posizione di debolezza, ma in questo caso, mostrare che non sa tutto lo renderà solo più umano.

 

Provateci, la sincerità è definitivamente un ottimo modo di comunicazione.

 

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